Amare un gabbiano, pur essendo un gatto

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Qualche settimana fa, girovagando fra bancarelle, i miei occhi sono caduti su un libro. In copertina, su uno sfondo giallo pallido, erano disegnati un gatto e un gabbiano che si sorridevano amichevolmente.

L’ho aperto, l’ho sfogliato, l’ho annusato (sì, sono una di quelle che adora il profumo della carta stampata) e, infine, l’ho acquistato per pochi spiccioli. Stamattina, abbandonata ogni iniziale intenzione di studiare, ho deciso di cominciare a leggerlo. Non credevo che mi entusiasmasse al punto tale da finirlo dopo un paio d’ore.
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda non è soltanto il racconto toccante di un gatto nero, grande e grosso, dall’animo nobile e gentile, che si prende cura di una povera gabbianella rimasta orfana e la aiuta a spiccare il primo volo, ma è soprattutto una dichiarazione d’amore per la diversità, un elogio della solidarietà tra esseri differenti. Zorba, il gatto protagonista, assieme al suo gruppo di amici miagolanti, impara a rispettare e ad amare un animale con cui non ha nulla in comune, con cui mai avrebbe pensato di poter andare d’accordo. Capisce quanto la loro dissomiglianza li arricchisca a vicenda, li renda migliori.

«E’ molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. […] I tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi» con queste parole il gatto spiega alla gabbianella che non è necessario che lei finga di saper miagolare o che faccia le fusa affinché lui le voglia bene, che non deve mostrarsi uguale agli altri per farsi accettare. La sua diversità, le sue ali pronte a volare, sono ciò che di più inestimabile la gabbianella possiede, ciò che deve difendere contro gli attacchi e le discriminazioni di uno stupido scimpanzé razzista.
Negli ultimi capitoli del libro, Zorba rompe un tabù dei gatti (mai miagolare con gli umani, incapaci di accettare che un essere diverso da loro li capisca e cerchi di farsi capire) e chiede aiuto ad un poeta, affinché insegni alla gabbianella a volare. L’uomo è all’inizio titubante, non si capacita che un gatto riesca a comunicare con lui, ma quando si ferma a guardarlo e scorge la bontà nei suoi occhi verdi, acconsente. Non mi sorprende che Sepúlveda abbia affidato questo compito proprio ad un poeta, ad un artista in grado di guardare al di là della superficie, di osservare le cose in profondità e scoprirci la magia, la bellezza.
Credo che in un mondo così dominato dall’odio tra etnie, credi religiosi, scelte su chi amare, colori della pelle differenti sia essenziale che ognuno di noi provi ad indossare la sensibilità di un poeta, per riscoprire l’importanza e il valore della diversità.

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