#miraCLE(VELAND)

Mai nessuna squadra nella storia della NBA era mai riuscita ad aggiudicarsi il titolo dopo essere stata sotto 3-1 nella serie. Era dal 1978 che la franchigia che giocava in trasferta non si imponeva fuori casa in gara 7 (allora furono i Washington Bullets che vinsero a Seattle).

Ma quando ti chiamano The Chosen One, tutto è possibile. E che LeBron James fosse un predestinato lo si capisce subito. Prima scelta del Draft del 2003, si aggiudica subito il titolo di Rookie of the year. E la sua carriera è un crescendo, tra record e grandi giocate. Nel 2007 riesce nell’impresa di trascinare i Cleveland Cavaliers alle finali NBA per la prima volta nella loro storia. I Cavs vengono però demoliti dai San Antonio Spurs, che vincono 4-0. Poi due titoli di MVP della regular season, ma dopo l’eliminazione ad opera dei Boston Celtics nel 2010, Lebron decide che è forse è il momento di cambiare aria. La sua scelta ricade su Miami, dove forma un trio da sogno con Dwayne Wade e Chris Bosh. In tanti criticano la sua scelta, compresi tre mostri sacri come Michael Jordan, Magic Johnson e Larry Bird, e i tifosi di Cleveland lo contestano pesantemente.

Miami conquista subito l’accesso alle Finals, dove trova nuovamente i Dallas Mavericks, come già accaduto nel 2006. Ma il risultato è completamente diverso. Stavolta ad imporsi sono i texani che, nonostante fossero sotto 2-1 nella serie, alla fine si impongono 4-2, trascinati dal campione tedesco Dirk Nowitzki.

L’anno successivo James viene nuovamente nominato MVP della stagione, e i suoi Heat arrivano nuovamente alla finali. Ad attenderli ci sono gli Oklahoma City Thunder, dell’astro nascente Kevin Durant. Miami, con un LeBron in forma smagliante, nominato per la prima volta MVP delle Finals, strapazza gli avversari con un netto 4-1. E’ il primo titolo in carriera per “il prescelto”. Nel 2013 Miami domina ancora la Eastern Conference, LeBron è di nuovo Most Valuable Player, e l’atto finale vedrà sfidarsi gli Heat e i San Antonio Spurs. Dopo una serie bellissima, che ha visto gli Spurs addirittura in vantaggio per 3-2, conclusasi in gara 7, Miami si aggiudica il secondo titolo consecutivo. E indovinate chi viene nominato MVP… Si, sempre lui.

Il 2014 vede la rivincita in finale tra Miami e San Antonio. Stavolta non c’è storia. I texani giocano una serie praticamente perfetta, in particolare una gara 3 che li vede realizzare 70 punti in soli due quarti, e così Tim Duncan e compagni si impongono per 4-1. A fine stagione LeBron comunica la volontà di andar via, e nel mese di luglio annuncia il suo ritorno a casa, nella sua Cleveland.

Insieme a Kevin Love e Kyrie Irving, conduce per la seconda volta i Cavs all’atto finale. Stavolta l’avversario da battere sono i Golden State Warriors di Steph Curry. Succede però che Love viene messo k.o. al primo turno dei playoff e chiude in anticipo la sua stagione. Succede che Irving si infortuna alla caviglia nell’overtime di gara 1 delle Finals. La responsabilità ora è tutta sulle spalle di King James, che si trova ad affrontare praticamente da solo contro un avversario che sembra imbattibile. Nonostante prestazioni eccellenti, alla fine il prescelto è costretto a soccombere. Ma si prenderà la sua rivincita…

Dopo un avvio difficile di regular season, che vede anche la staffetta in panchina tra David Blatt e Tyron Lue, Cleveland si guadagna come da pronostico l’accesso ai playoff, dove sconfiggono con due 4-0 di fila Detroit e Atlanta, per poi vincere il titolo della Eastern Conference contro i sorprendenti Toronto Raptors (4-2). In finale ci sono nuovamente i Golden State Warriors, freschi del nuovo record di vittorie in regular season nella storia della NBA (73 successi, meglio dei leggendari Chicago Bulls di Michael Jordan), e reduci dalla rimonta in finale di Conference contro Oklahoma, dopo essere stati sotto 3-1. E stavolta sono i californiani a portarsi in vantaggio per 3-1, e hanno la possibilità di chiudere i giochi in casa….

Ma poi succede che LeBron si ricorda di essere il miglior giocatore al mondo, e in gara 5 rovina la festa ai Warriors, chiudendo con 41 punti, 16 rimbalzi e 7 assist. Anche Irving realizza 41 punti, e i due diventano gli unici compagni di squadra a realizzare almeno 40 punti nella stessa partita di Finale. In gara 6, LeBron segna nuovamente 41 punti (quinto giocatore a segnare 40 punti in due partite consecutive in finale) e trascina i Cavaliers alla vittoria. Si va dunque sul 3-3, e Golden State ha nuovamente la chance di trionfare in casa, in gara 7.

La partita è tiratissima. LeBron e Irving giocano bene, deludono invece gli “Splash Brothers” Curry e Thompson, ma a trascinare i Warriors c’è Draymond Green che ne segna 32. A 1 minuto e 40 secondi dalla fine, il risultato è inchiodato sull’89-89. Azione di contropiede dei Warriors, Iguodala va per la schiacciata che porterebbe in vantaggio i suoi, ma come un treno arriva un’ombra che gli dice di no. E’ Lebron James che inchioda al tabellone una stoppata decisiva e bellissima, che rimarrà negli annali. Sul ribaltamento di fronte, Irving è marcato stretto da Curry, ma riesce ugualmente a segnare una tripla pazzesca, che porta i Cavs sul 92-89. A chiudere i giochi è James che, dopo aver subito fallo da Green, realizza uno dei due tiri liberi. Ci sarebbe ancora un po’ di tempo per i Warriors per tentare il miracolo, ma Curry e Thompson pasticciano e alla fine il suono della sirena decreta il verdetto finale.

I Cleveland Cavaliers sono campioni NBA per la prima volta nella loro storia. Commovente, bellissima, l’immagine di LeBron in lacrime, dopo aver finalmente trascinato alla vittoria finale la squadra che lo ha lanciato, dopo aver battuto gli invincibili Warriors, dopo essersi finalmente scrollato di dosso l’etichetta di “perdente”. Si, c’era anche chi lo etichettava come perdente…

Ma adesso “Il prescelto” ha spazzato via ogni dubbio su chi sia il giocatore più forte al mondo, conquistano il suo terzo titolo NBA e il terzo MVP delle Finals. E nell’intervista post gara la dedica alla città di Cleveland, quel “CLEVELAND, THIS IS FOR YOU!!” urlato a pieni polmoni, con la voce rotta dal pianto.

E’ l’impresa più grande del Prescelto. Ma crediamo proprio che non abbia voglia di fermarsi qui.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...